Benvenuti da Loto, il luogo dove le idee diventano cibo. Di anno in anno e di menù in menù eccoci ad un ennesima versione della nostra offerta. Il periodo non è dei migliori ed è fatto di notizie non troppo felici, di incertezze e di sentimenti contrastanti. Forse proprio per questo mi è venuta voglia di dare un calcio alla tristezza con un menù dallo stile leggero e simpatico, nella speranza di farvi trascorrere con noi qualche serata rilassante o qualche pranzetto svelto ma sorridente. Quindi vi prego di iniziare la lettura di questo - non so come chiamarlo, visto che forse non è solo un menù, ma probabilmente una guida attraverso l’atmosfera, la storia, i cibi, la gente del Loto - pensando che adesso siete qui e tutto il resto è là fuori… Fatevi un bel pizzone, o un bel bisteccone, dateci dentro con la spremuta di luppolo, tornate bimbi leggendo la carta dei dolci, parlate di cose felici con chi è seduto insieme a voi… qualcosa di buono succederà. Anche stavolta, come tutte le volte che riscrivo il menù, devo purtroppo rinunciare a qualche piatto per dare posto alle novità, facendo così un piccolo torto a qualcuno di voi che si era affezionato a qualche gusto, a qualche profumo. Mi auguro almeno che le nuove ricette che ho pensato per voi insieme ai miei fidi guerrieri della cucina e della sala, siano di vostro gradimento. In ogni caso sono come sempre a vostra disposizione per commenti, consigli e opinioni. Vi lascio con qualche spezzone di un libro che ho letto durante le ferie e che racconta la storia di un ragazzo e di un bar. Quando penso al mio locale mi immagino un bar come quello del libro e mi immagino sempre le storie delle persone che ci passano e che ci mangiano. Vi dico comunque che questa è una delle parti più belle e affascinanti del mio lavoro: il contatto con centinaia di migliaia di persone, con i loro gusti, le loro storie, i loro modi e con le loro facce che diventano un piccolo pezzettino del mio personale film, della mia storia e di quella del Loto.“Il bar delle grandi speranze” J.R. Moehringer
«Ci andavamo per ogni nostro bisogno. Quando avevamo sete, naturalmente, e fame, e quand’eravamo stanchi morti. Ci andavamo se eravamo felici, per festeggiare, e quand’eravamo tristi, per tenere il broncio. Ci andavamo dopo i matrimoni e i funerali a prendere qualcosa per calmarci i nervi, e appena prima, per farci coraggio. Ci andavamo quando non sapevamo di cosa avevamo bisogno, nella speranza che qualcuno ce lo dicesse. Ci andavamo in cerca d’amore, o di sesso, o di guai, o di qualcuno che era sparito, perchè prima o poi capitava lì. Ci andavamo soprattutto quando avevamo bisogno di essere ritrovati. “oltre a un rifugio Steve offriva lezioni serali di democrazia, ovvero del particolare pluralismo dell’alcool. Dal centro della sala potevi vedere uomini e donne di ogni ceto sociale istruirsi e insultarsi a vicenda. Potevi sentire l’uomo più povero di Manhasset discutere della “volatilità del mercato” con il presidente della Borsa di New York, o il bibliotecario di zona spiegare a un campione dei New York Yankees perché conveniva impugnare la mazza più in alto. Potevi sentire un facchino sempliciotto dire una cosa così fuori dal comune e tuttavia così saggia, che un docente universitario di filosofia l’annotava su un tovagliolo di carta e se lo metteva in tasca.»
Buon divertimento e buon appetito.
— Ale e quelli del Loto